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«Zurigo. Una città che ha in comune con quella della mia gioventù soltanto il nome. Ai miei occhi di fotografo, le immagini nel mirino della mia Leica appaiono note e nel contempo sconosciute. Letten e il Needlepark sono soltanto un ricordo. La natura ha cancellato le brutte cicatrici. Anche l’anima ha perdonato.
Piove. Un’americana parla con il suo cane davanti all’english bookshop. Il labrador indossa un maglione di cachemire. Il quattro, il tram più emozionante di Zurigo, mi porta a casa. Nemmeno a Shanghai ho trovato tanta fiducia in se stessi come qui; neanche a Tel Aviv ho incontrato tante persone sorridenti. Pur contando meno abitanti, la città è diventata più internazionale, più cosmopolita. I nomi dei capolinea rispecchiano qualcosa del vero carattere di Zurigo. Morgenthal, Klösterli, Rebhüsli, Dunkelhölzli, Rehalp. Se si allineano l’uno all’altro come perle questi nomi di stazioni, si ottiene una Zurigo più che mai esotica.
Sono lontani i tempi in cui il meglio di Zurigo erano gli undici minuti per raggiungere l’aeroporto. O le ultime quattro lettere: RICH. Great.»
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